domenica 12 maggio 2013

De qui à l'et é la nit? - A chi appartiene la notte?

U iire un ten, ou vuladgio de Orbeillaz, da cumeuna de Tchaland Damoun, un ommo cu se mandae Leisis.
Iire itchaten e Leisis lae travaiilà un moui tsu djor: e iire aruva i mite que comintsae fran de esse quieca nit. Conten de poesse retchavié i shè mite, avo la sa fenna e li shè mina, se recorda d'un crep una tchousa: l'ae ibià de invri l'eva pe ivé li pra de Tchampusé!
 
Iire fran teup e indonca iire pas li lutche e l'illumination che ie son ora e Leisis l'ae gran puera de alé per li pra: se contae che passà la mianit, ii armé in pena di mort torgnaon pe li tchumin e pe li pra, parì li djen lanmaon mash isté catchà i mite.
 
Totun, ire fran damadjio de pas poé ivé: iire fran gran manca e lo djor apré Leisis l'aret pama avu l'eva, quar indonca n'un aé dret pas que an djor pe coneuil dinden la sunana. Ie pensa e ie repensa... ma à la fin Leisis tchapà lo piquiot lanternin a ole, cu fejae na piquioda piquioda lutche e se muda pe buté l'eva ou sho pra.
 
Iire nit esquieuz... e Leisis trubulae de troé lo tchumin: e purtan, aruva u coneuil de l'eva e l'invrì. Djacque, bastaé pas: ora falaé shovre l'eva djus pe la riva. E Leisis pian pian, pian pian, vo la sha sapa e vo lo sho lanternin a ole butta l'eva djus pe lo sho pra. Fran conten de avé luvra, se butà la sapa in ehpala e alà kiodre lo coneuil; ma quand levà la tehta, apré aver kiodju lo portin, se troà devan un Gran Bian, una de tselle arme in pena, ki torgnaon apré la mianit.
  
E una gran voié sortì du Gran Bian.
- "De qui à l'et é la nit?" Demanda a Leisis.
Leisis ié pensa quahque seconda, apré l'at raspò.
- "Di mort... di vis... e di tsit qui n'an manca."
- "E bin..." dija lo Gran Bianc "Ti shu raspogne adret, autreman ora ti sarit tot in tzindra."
 
E Leisis, qui serait un mio gran gran paré gros, ibià pas ren e skapà i mite pu lest cu poaé, senza torgnise inderé. E depieut indonca, pouet esé sheur ki lat mai pu mas alà ivé apré la mianit.
 
 
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C'era una volta, nel villaggio di Orbeillaz, nel comune di Challand Saint Anselme, un uomo di nome Leisis.
Era estate e Leisis aveva lavorato molto quel giorno: era arrivato a casa che ormai cominciava a fare notte.
Contento di potersi ritirare a casa sua, con sua moglie e i suoi figli, si ricordò all'improvviso una cosa: si era dimenticato di aprire l'acqua, per irrigare i prati, che vengono chiamati col nome di Tchampusé!
  
Era davvero buio e allora non c'erano le luci e l'illuminazioni che ci sono oggi e Leisis aveva molta paura di avviarsi nei prati: si raccontava che, passata la mezzanotte, le anime in pena dei morti vagavano per le strade e per i prati, così le persone preferivano starsene nascoste in casa.
  
Era per un vero peccato non poter irrigare: ce n'era proprio bisogno e il giorno successivo Leisis non avrebbe più avuto l'acqua, siccome allora si aveva diritto ad un solo giorno per ogni presa d'acqua durante la settimana. Ci pensò e ci ripensò... ma alla fine Leisis prese la sua piccola lanterna ad olio, che faceva una piccola piccola luce e partì per mettere l'aqua al suo prato.
  
Era notte fonda... e Leisis faticava a trovare la strada: nonostante questo arrivò alla presa dell'acqua e l'aprì. Ovviamente non bastava: ora bisognava seguire l'acqua lungo il canale. E Leisis, piano piano, piano piano, con la sua zappa e la sua lanterna a olio, mise l'acqua al suo prato. Molto contento di aver finito, si mise la zappa in spalla e andò a chiudere la presa dell'acqua: ma quando sollevò la testa, dopo aver chiuso lo sportello, si trovò davanti ad un Grande Bianco, una di quelle anime in pena, che vagavano dopo la mezzanotte.
 
E una gran voce uscì dal Grande Bianco.
- "A chi appartiene la notte?" Chiese a Leisis.
Leisis ci pensò qualche secondo, poi rispose.
- "Dei morti... dei vivi... e di quelli che ne hanno bisogno."
- "Ebbene..." gli disse il Grande Bianco "Hai saputo rispondere correttamente, altrimento ora saresti ridotto in cenere."
 
E Leisis, che sarebbe un mio bis bis nonno, non dimenticò più nulla e fuggì a casa più veloce che poté, senza girarsi indietro. E da allora, potete stare certi, che non andò mai più a irrigare dopo la mezzanotte.
 
 
 

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