domenica 8 giugno 2014

Evviva il cuore

Sette, otto settimane: meno di due mesi.
Lo stadio di sviluppo di un feto, in quel momento, è ancora embrionale: pesa un paio di grammi ed ha una lunghezza di un paio di centimetri. E' molto, molto lontano dall'essere chiamato "Essere Umano": non esiste neppure un cervello vero e proprio.
  
Eppure... un piccolo miracolo, sta per verificarsi. Una porzione di tessuti muscolari, nervosi e vasi sanguigni, microscopica (misura qualche millimetro), inizia a... battere. E' qualcosa di straordinario, pensare al primo battito di un cuore; prima c'era certamente fermento, il microscopico corpicino in formazione, i tessuti che si differenziano, ma quello, il primo battito del cuore, è movimento, è rumore, è vita.
   
Tum-tum, tum-tum, tum-tum
  
Tum: ventricolo sinistro, il cuore si riempie, l'anidride carbonica viene esplulsa; ventricolo destro, il sangue viene arricchito con ossigeno e Tum! viene immesso nel corpo. Questo succede migliaia di volte ogni singolo giorno: da quel primo Tum, quando ancora siamo dei microscopici esserini senza quasi una forma, fino all'ultimo secondo della nostra esistenza.
   
Tum-tum, tum-tum, tum-tum
   
E quel rumore ci accompagnerà ogni secondo della nostra esistenza terrena. Inarrestabile, instancabile, con una precisione infallibile, lui è là. Certo, ci sono malattie, arresti, cuori più o meno in salute: ma possiamo essere certi che, se stiamo pensando, parlando, dormendo, se qualcosa funziona dentro di noi... vuol dire che abbiamo un cuore che batte.
  
Mangiamo, dormiamo, amiamo, sognamo, ci agitiamo, siamo tristi, felici, ansiosi, permalosi, belli, brutti, dritti, storti, cattivi, buoni, gelosi, golosi... lui è sempre lì e funziona senza perdere un colpo. Tum-tum, Tum-tum, Tum-tum.
   
E' il nostro motore, il nocciolo della nostra esistenza. Sede delle emozioni, per gli antichi, registra tutto di noi: sa quando abbiamo bisogno di lui, quando darci più forza. Quando siamo in pericolo, è il primo ad accorrere in nostro aiuto, aumentando il ritmo; quando siamo felici, condivide la nostra gioia.
  
E' dentro di noi, ma allo stesso tempo indipendente da noi: ha una mente sua, un piccolo nucleo di cellule cerebrali, che lo separano dalla nostra volontà. Infatti, mentre ognuno di noi può trattenere il respiro, nessuno di noi ha il potere di fermare il proprio cuore. Lo si può rallentare, con alcune tecniche, o accelerare, correndo o saltando, ma la nostra mente non potrà mai bloccarlo del tutto.
  
E' dentro di noi, ma è quasi un altro essere vivente: il nostro amico più fedele e presente. Non si perde un attimo della nostra esistenza e non ci abbandonerà fino all'ultimo respiro. A volte addirittura dopo l'ultimo respiro. E' successo ad alcuni, di essere morti e di avere un cuore pulsante: come un eroe solitario, che non si arrende all'evidenza, continua a lottare per mantenere calore e vita in un corpo ormai privo di guida e di pensiero. E' quella che viene chiamata "Morte cerebrale."
  
E grazie alla medicina, quell'eroe, nei nostri giorni, può essere premiato: sì, perché può essere "donato", può spostarti dal corpo ormai senza vita del suo precedente padrone e sostituire un cuore stanco e malato. L'eroe solitario, che non si è arreso alla morte, può salvare una vita: battere di nuovo in un altro corpo e ridare gioia, calore, corse, amore ed emozioni a qualcuno che rischiava di perdere tutte queste cose.
 
A te, Cuore pulsante: a te, che sei il primo a partire e l'ultimo a fermarti, a te che senza sosta mi sostieni e mi dai la possibilità di esistere!
 
 

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