martedì 24 novembre 2015

Filosofia economica - Capitolo V - Chi ha pagato il mio cellulare?

Chi ha pagato il mio cellulare?

"Io!", avrei risposto qualche tempo fa.
Lavoro e, un bel giorno, la mia ditta mi premiò: non proprio in denaro, ma in buoni d'acquisto.

Da tempo pensavo di comprare un cellulare, di quelli che usi col ditino, un "telefono intelligente", insomma, uno smartphone. Mi recai in un centro commerciale e, dopo un po' di cernita, ne comprai uno da 99 euro. Pagai con i buoni e me ne tornai felice e sereno a casa, munito del mio nuovo gingillo.

"Mai farsi troppe domande", dice un detto. L'ignoranza è un bene. Siccome sono un cretino, invece, ad un certo punto mi sono posto una domanda. "Come viene fabbricato un cellulare? Per cosa ho speso i miei soldi?"

99 euro... di cui il 22% è composto dall'Iva: quindi il costo reale è di 81 euro circa, da cui devo togliere il costo del trasporto, il ricarico del venditore, parte dello stipendio del commesso, parte dell'affitto del magazzino, ecc... Butto una cifra, tenendomi alto: 75 euro?

In questi 75 euro, è compreso non solo il lavoro di estrazione e assemblaggio, ma anche la progettazione, lo studio, ecc.

Pensavo che bastasse scrivere su google "Come si fabbrica un cellulare?" per essere sommerso di informazioni, invece ho scoperto che non sono molti coloro che ne parlano. Sono incappato in questo articolo, dell'Università di Padova

Il cellulare si fabbrica in miniera

Un cellulare, buttandoli così a caso, contiene:
"piombo, cadmio, oro, berillio, ferro, cloro, argento e bismuto provenienti dal Nord America; alluminio, stagno, zinco e rame dal Sud America; nichel e palladio dalla Russia; tantalio dall’Australia; cromo e platino dall’Africa; silicio, antimonio e arsenico dalla Cina; da Israele il bromo, oltre chiaramente, a tanto petrolio per le plastiche e per sostenere la filiera. I polimeri costituiscono del cellulare la parte visibile (custodia, display); i metalli, invece, servono per la batteria, l’antenna, i chip che lo fanno funzionare e per i cristalli liquidi dello schermo"

Stic...! Pensai.

Quindi, un bravo omino (bambino in certi paesi), scende nel ventre della terra e si spacca la schiena per tirarne fuori i minerali: uno per ognuno dei minerali citati sopra, ben inteso.

Dopodiché, il carico di minerali viaggia in giro per il mondo, bruciando combustibile, si capisce: va a finire probabilmente in Cina. In Cina, altre persone si mettono sotto, a creare e fabbricare i componenti base del cellulare. I chip, la custodia ecc. Poi ripartono, probabilmente verso gli Stati Uniti o il nord Europa, dove il tutto viene assemblato, marchiato e inscatolato. E da lì, di nuovo via! La linea di distribuzione si mette in moto e il cellulare appena fabbricato viene spedito in tutto il mondo...

E qualcuno ha fatto progetti, ha studiato e continua a studiare, per migliorarli, per venderli, studi di marketing, ricerca scientifica e molto altro: tutto questo per... 75 euro?

No! Qualcosa non torna...

75 euro sono assolutamente insufficienti, per tutto questo giro immenso. 

E' stata sufficiente una breve ricerca e la dura realtà si è palesata.

Non ho pagato io il mio prezioso cellulare!

E chi lo ha pagato? Lo ha pagato il lavoratore africano (molte volte bambini) sottopagato e sfruttato dalle multinazionali? Nei paesi ricchi di risorse, guarda caso, ci sono sempre guerre di un qualche tipo; e guarda caso, ci sono sempre multinazionali presenti; e guarda caso le risorse appartengono alle multinazionali e non alla popolazione; e guarda caso, se qualcuno degli indigeni, giustamente, si incazza per questo trattamento, viene chiamato terrorista...

Chi ha pagato il mio cellulare? I lavoratori cinesi? Le ditte da noi chiudono, per aprire dove la manodopera costa meno. Quindi oltre ai lavoratori esteri, anche i disoccupati italiani pagano per il mio cellulare.

E quì viene da riflettere: lo sfruttamento dei paesi ricchi di risorse, provoca l'immigrazione e l'inquinamento. Entrambi questi fenomeni hanno alti costi... Il lavoro sottopagato nei paesi come la Cina, provoca un'aumento della disoccupazione: altro fenomeno dall'alto costo, sia sociale che economico. E io, che in tutto ciò lavoro e pago tasse sempre più salate?

Gira che ti rigira... vuoi vedere che alla fine, il conto mi viene comunque presentato?

I 99 euro che ho pagato per l'acquisto non rappresentavano quindi il costo del prodotto, bensì solo la prima rata. Una prima rata, senza che si possa sapere quante saranno e quanto costeranno le rate successive: le pagherò in disagi sociali, tasse per sostenere i disoccupati, per rimediare ai danni dovuti all'inquinamento e per gestire l'immigrazione. Non ho idea di quando e di quanto pagherò...

Osservo il mio cellulare... e mi chiedo perché queste cose non vengano spiegate. La risposta è ovvia.

"Ciao! Compri il mio cellulare? Paghi 99 euro subito, poi continuerai a pagare in maniera indefinita, per un periodo indefinito."

Oppure

"Ciao! Compri il mio cellulare? Tutti coloro che ci lavorano sono pagati il dovuto, non sono sfruttati, tutto viene fatto con rigore e salvaguardia dell'ambiente. Costa 2.000 euro."

Oppure

"Ciao! Compri il mio cellulare? Il prodotto costa 99 euro, ma verranno addebitati in futuro 1900 euro di costi aggiuntivi per gestire i danni che ha provocato la sua fabbricazione."

Nessuno lo comprerebbe...

Quindi è un imbroglio. Un imbroglio bello e buono, che viene perpetrato ogni giorno e per una marea di prodotti.

Provate a fare questo esperimento... ogni volta che acquistate qualunque cosa, fatevi queste semplici domande.

1 - Sto davvero pagando l'oggetto che compro?
2 - Come viene fabbricato?
3 - Ha dei costi nascosti, che non pago subito, ma pagherò in futuro?

I vostri acquisti cambieranno radicalmente, ve lo assicuro...


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